Papa Francesco ed Io con la stessa paura: “la cultura dello scarto”

papa Francesco

 

Sono fiera di questo Papa, delle Sue parole e soprattutto della Sua persona, come uomo su questa terra, che ogni giorno vuole condividere con Noi. E’ una persona davvero speciale, come poche in questa vita terrena tanto da farmi pensare che sia realmente un “Angelo” inviato in mezzo a noi proprio ora; nessuna casualità, forse un disegno divino che Gesù ha voluto per tutti noi. Credo fermamente che da lassù, vedendo ciò che siamo diventati qua giù, abbia capito la necessità di intervenire: un paese smarrito, con tutto ciò che lo compone, veramente persi con, mi auguro, ancora una grande speranza di ritrovarci.

Il nostro Papa ha inviato personalmente un messaggio al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Carrasco De Paula, in occasione dell’Assemblea generale dell’Accademia e nel ventennale della sua istituzione con il Motu Proprio “Vitae Mysterium” di Giovanni Paolo II.

Parole che non potevano essere più azzeccate perchè io ho la piena consapevolezza, e me ne dispiace, che per una parte della società, e qui mi ripeto, noi disabili non siamo considerati degni di vivere. I timori del Papa davanti alla realtà non si distaccano poi tanto dai miei. Questo è ciò che percepisco, sento e mi addolora ogni giorno soprattutto perchè ho paura di essere sola e di non avere risorse e strumenti per cambiare tutto questo.

Nel riportare le parole del Papa mi permetto di fare alcune considerazioni, dato che l’argomento mi tocca da vicino.“Il dominio tirannico della logica economica ha dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. La situazione socio-demografica dell’invecchiamento ci rivela chiaramente che questa esclusione della persona anziana, specie se malata, con disabilità, o per qualsiasi ragione vulnerabile. Si dimentica infatti troppo spesso che le relazioni tra gli uomini sono sempre relazioni di dipendenza reciproca, che si manifesta con gradi diversi durante la vita di una persona ed emerge maggiormente nelle situazioni di anzianità, di malattia, di disabilità, di sofferenza in generale”.

Parole forti, ma concretamente reali; “scarto” è la parola che temo di più perchè mi terrorizza ascoltarla, sentirla su di me e viverla. Perchè così tanta paura? L’ha spiegato bene Papa Francesco; io direi che abbiamo e stiamo lasciando che prenda il sopravvento su di noi, senza più essere in grado di controllare nulla e così si è lasciato che diventasse davvero una “cultura”, ma sicuramente di tipo sbagliato, che potremmo rischiare di vedere nei libri di storia.

“Alla base delle discriminazioni e delle esclusioni vi è però una questione antropologica: quanto vale l’uomo e su che cosa si basa questo suo valore. La salute è certamente un valore importante, ma non determina il valore della persona. La salute inoltre non è di per sè garanzia di felicità: questa, infatti, può verificarsi anche in presenza di una salute precaria. La pienezza a cui tende ogni vita umana non è in contraddizione con una condizione di malattia e di sofferenza. Pertanto, la mancanza di salute e la disabilità non sono mai una buona ragione per escludere o, peggio, per eliminare una persona; e la più grave privazione che le persone anziane subiscono non è l’indebolimento dell’organismo e la disabilità che ne può conseguire, ma l’abbandono, l’esclusione, la privazione di amore”.

Spero che queste parole portino sì a riflettere, ma soprattutto a mettere in pratica. Ogni giorno, sia quando sono chiusa in casa sia quando esco e vedo concretamente come vengo esclusa, capisco e vivo sulla mia pelle che il mio unico problema non è la malattia e ciò che comporta, come l’indebolimento dell’organismo, ma l’abbandono, la privazione e io aggiungerei tutti gli sguardi pieni di sola pietà.

Veniamo sempre esclusi a priori perchè a noi manca qualcosa come salute e abilità fisica o psichica; attenzione l’esclusione viene da parte della gente comune e da parte dei palazzi del potere e proprio questi ultimi dovrebbero tutelarci e battersi per la nostra non esclusione. Non è giusto vedere la contraddizione tra una vita piena e malattia e sofferenza. Una non deve escludere l’altra. Credo in tutto questo però non nascondo che ogni giorno la mia mente fa un raffronto con gli altri, con chi è in salute, perchè credo che abbia più probabilità di me di essere felice e avere una vita piena. Attenzione non intendo dire che è una regola generale però mi fa riflettere e a volte soffrire. Sono comunque consapevole che la pienezza a cui tende l’uomo è personale, quindi varia per ogni individuo; in alternativa saremmo tutti uguali e non più persone vere. Questo è un concetto che vorrei affrontare con il Santo Padre, per capire dove si nasconde il mio errore logico e pratico.

“Una società è veramente accogliente nei confronti della vita quando riconosce che essa è preziosa anche nell’anzianità, nella disabilità, nella malattia grave e persino quando si sta spegnendo; quando insegna che la chiamata alla realizzazione umana non esclude la sofferenza, anzi, insegna a vedere nella persona malata e sofferente un dono per l’intera comunità, una presenza che chiama alla solidarietà e alla responsabilità. E’ questo il Vangelo della vita che, attraverso la vostra competenza scientifica e professionale e sostenuti dalla Grazia, siete chiamati a diffondere”.

Interessante la parola accoglienza, perchè talmente ricca di significato che per spiegarla, analizzarla ci vorrebbe davvero molto tempo. Questo mi fa capire che il signifcato delle parole è davvero una base importante e indispensabile nella vita. Mi dispiace dirlo ma non credo che il nostro Paese sia veramente accogliente; ogni tanto manifesta qualche atteggiamento positivo ma non basta, perchè non possiamo sperare ogni giorno di rientrare in quel 1% e di poter usufruire della intelligenza delle persone.